Trentuno mesi fa a Parigi, Letizia Moratti diceva: «Desidero ringraziarvi per l’amicizia dimostrataci». Dall’investitura di Milano a sede dell’Expo di quel 31 Marzo 2008 alla posa del primo mattone, che venerdì 28 Ottobre 2011 ha segnato l’inizio dei lavori, sono trascorsi più di tre anni. In mezzo, liti sulla gestione dell’evento, sul tetto per le spese, su chi presiede cosa, sui contenuti, sui costi e sulla scelta della location. Come previsto, Expo 2015 continua a suscitare polemiche, nonostante l’entusiasmo e l’ottimismo degli organizzatori. Ma quanto ci costa ospitare la fiera più importante al mondo?
Secondo il rapporto di avanzamento del progetto firmato dalla Moratti lo scorso Gennaio, l’importo delle spese da sostenere ammonta a 11,8 i miliardi di euro. Ovvero 7,6 miliardi in più rispetto al budget preventivo presentato a Parigi nel marzo 2008.
Secondo i dati proposti tre anni fa, solo per la costruzione delle infrastrutture è prevista una spesa pari al 75% del budget complessivo. I lavori si concentreranno in un’area di 1,1 milioni di metri quadrati tra l’autostrada Milano-Laghi e la Torino-Milano. Proprio lì, nei pressi di Rho, a poche centinaia di metri dalla Fiera di Milano. Tutti fondi pubblici, di cui il più generoso erogatore è il Ministero dell’Economia (46%), seguito dalla Regione Lombardia, Comune e Provincia di Milano (27%). Il rimanente 27% arriverà, si augurano gli organizzatori, da contratti privati e istituti finanziari. Un oceano di soldi, insomma. In tempi non esattamente di boom economico.
I numeri di Expo 2015
€ 11,8 mld di fondi pubblici stanziati
m² 1,1 mln l’area da allestire
61.000 posti di lavoro previsti
7 mesi la durata della fiera
€ 29 mld il valore aggiunto previsto
20 mln di visitatori previsti
130 Paesi ospiti previsti
Fonte: Comune di Milano
Il Comune tuttavia sostiene che l’evento sia in grado di creare in media 61.000 nuovi posti di lavoro nel periodo 2001-2010, generando un valoro aggiunto totale di 21 miliardi di euro nei prossimi dieci anni e un beneficio annuo dello 0,2% sul PIL nazionale. Cifre enormi. Realistiche? Il futuro ce lo dirà. Ma un’altra fonte di accesi dibattiti riguarda invece i contenuti.
«L’Expo è un progetto vuoto», afferma alla televisione svizzera Luca Trada, presidente del comitato No Expo. Il tema della prossima edizione è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. «E’ un tema su cui Milano non ha niente da dire, anzi. La nostra città ha consumato territorio agricolo ovunque, ha distrutto il Parco Sud e si è dimostrata incapace di valorizzare aree verdi», prosegue Trada. Sui contenuti, inoltre, la stessa BIE si è dimostrata scettica. L’obiezione dell’organizzazione francese riguarda la scelta, al centro del progetto iniziale, di costruire un orto botanico planetario. «Non è piaciuto al BIE. Fare degli “orticelli” difficilmente attirerà i visitatori», afferma il governatore della Lombardia Roberto Formigoni.
Di parere opposto è invece l’architetto Stefano Boeri, Assessore alla Cultura del Comune di Milano con delega sull’Expo: «Noi intendiamo rimanere sull’idea originale: mettere al centro le esperienze internazionali in un unico luogo in cui ciascun Paese condivide le proprie tecnologie e biodiversità». L’International Participants Meeting, incontro del 24-27 Ottobre a cui hanno partecipato delegati dei 57 Paesi sin’ora iscritti a Expo 2015, ha solo in parte risolto questa questione.
Fra i più discussi temi vi è la scelta del luogo su cui sorgerà la fiera internazionale. «Che senso ha cementificare un’area di 110 ettari e spendere oltre 3 miliardi di euro di fondi pubblici per ospitare un evento a pochi metri dalla Fiera di Milano?», si domanda Luca Trada. «Svuotiamo la fiera per 4-5 mesi, e facciamo lì l’Expo».
E’ il presidente del Consiglio Comunale di Milano Basilio Rizzo a lanciare l’allarme su un possibile conflitto di interessi. Il 27,7% della neo società Arexpo, creatura della Regione Lombardia, è controllato da Fondazione Fiera Milano. Ed è proprio Arexpo che ha acquisito i diritti e le proprietà dei terreni. «I primi beneficiari dell’Expo saranno i proprietari dell’area: terreni a destinazione agricola pagati a due lire il cui valore è decuplicato e il cui prezzo non cambia a prescindere dal successo o meno dell’evento», denuncia Rizzo.
Insomma, quasi un terzo dei profitti andranno alla società che controlla tra i più grandi siti espositivi d’Europa, e che avrebbe potuto ospitare l’Expo ma che invece proseguirà con le proprie attività anche durante la manifestazione internazionale, sua dirimpettaia. Il risparmio mancato? Circa 3 miliardi di euro. Qualcosa in più probabilmente, visto che l’area designata necessita una bonifica prima di accogliere le fondamenta.
«Da un recente carotaggio del terreno ci risulta inquinato solo un metro quadrato su 110 ettari. Non siamo a conoscenza di altri inquinamenti», afferma il presidente di Fondazione Fiera Milano Gianpiero Cantoni. Di parere opposto è il Governatore Roberto Formigoni che si dice «certo che il terreno è inquinato, così come qualsiasi punto d’Europa e il luogo dove sorgerà l’Expo non fa eccezioni». Tutti d’accordo, di nuovo.










Recent Comments